Fitofagi e altre avversità dei fruttiferi


CIDIA DEL PESCO ( Cydia molesta Busck)

Descrizione

Cydia molesta è un lepidottero tortricide originario dell'Asia orientale comparso in Italia attorno al 1920 e rapidamente divenuto uno dei fitofagi maggiormente dannosi per la frutticoltura; attualmente è diffuso in tutta l'Europa centro-meridionale, Medio Oriente, America Settentrionale e Meridionale, Australia, Nuova Zelanda e Africa.

La Cidia è un insetto polifago e, nonostante il pesco sia l'ospite d'elezione, colpisce anche altre Drupacee (mandorlo, ciliegio, susino, albicocco); recentemente è stata inoltre osservata una crescente dannosità nei confronti delle Pomacee (melo e pero).

Ciclo biologico
La Cidia compie generalmente 4-5 generazioni all'anno. Sverna allo stadio di larva matura entro un bozzolo di seta negli anfratti corticali del tronco. In primavera la larva si incrisalida e, dopo un periodo variabile in funzione delle condizioni ambientali, avviene lo sfarfallamento degli adulti.

Nelle ore crepuscolari e notturne gli adulti si accoppiano e, dopo un paio di giorni, la femmina inizia l'ovideposizione che dura circa 12-15 giorni; le uova vengono deposte isolate, principalmente sulla pagina inferiore delle foglie e sui rametti.

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Dopo un periodo di incubazione variabile dai 5 ai 20 giorni, nascono le larve che, in breve tempo, penetrano nei germogli e iniziano lo loro attività trofica. Dopo 3-4 mute, la larva matura fuoriesce e va ad incrisalidarsi per dare origine all'adulto. Le larve che si originano dalla seconda generazione attaccano indifferentemente i germogli e i frutti.

Nei mesi estivi il volo degli adulti è praticamente continuo e si registrano spesso catture numericamente elevate, per effetto del parziale accavallarsi delle generazioni estive.

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Danni

In primavera le larve di Cidia attaccano i germogli apicali scavando una galleria al loro interno e provocandone il successivo appassimento; ogni larva può danneggiare più germogli prima di arrivare a maturità.

A partire dalla fase di frutto noce e in prossimità della maturazione le larve penetrano nel frutto scavando gallerie inizialmente superficiali per poi penetrare nella polpa fino al nocciolo. Dal foro di penetrazione fuoriesce una rosura brunastra e, spesso, un essudato gommoso; in caso di grave attacco possono essere presenti più larve all'interno di uno stesso frutto.

Il danno su melo è visibile solo sul frutto, dove vengono scavate gallerie sottosuperficiali all'epidermide.

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Possibilità di controllo

La difesa chimica è principalmente basata sull'impiego di regolatori di crescita ad azione ovicida e di prodotti ad azione larvicida; i primi sono quelli maggiormente utilizzati anche se, il rischio di insorgenza di fenomeni di resistenza, limita il numero di trattamenti effettuabili durante la stagione. I trattamenti vanno eseguiti al superamento della soglia di intervento (30 adulti/trappola settimana per la prima generazione e 10 adulti/trappola settimana per le successive) individuata mediante il posizionamento in campo di trappole a feromone.

Interessanti sono anche i principi attivi di origine naturale fra cui il Bacillus thuringiensis. In alcune zone di coltivazione è attualmente applicato il metodo della confusione sessuale che, su Cidia, ha dimostrato una notevole efficacia.

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ANARSIA DEL PESCO

Anarsia lineatella Zeller)

Descrizione

Anarsia lineatella è un lepidottero gelechide che vive a spese di diverse Drupacee coltivate, in particolare albicocco e pesco; occasionalmente può attaccare anche il melo.

Sul pesco le larve causano danni molto simili a quelli di Cidia.

Ciclo biologico

Questo fitofago compie generalmente tre generazioni all'anno. Sverna come larva di seconda età in ripari sotto la corteccia; alla ripresa vegetativa le larve fuoriescono e si portano su gemme, fiori e germogli ove iniziano la loro attività trofica; giunte a maturità le larve si incrisalidano fra le foglie del germoglio danneggiato. Dopo 8-15 giorni avviene lo sfarfallamento degli adulti, le cui femmine fecondate depongono le uova isolate o riunite in piccoli gruppi su foglie, germogli o frutti. Le larve neonate penetrano subito nei germogli determinandone l'appassimento; verso la fine del loro sviluppo possono portarsi sui frutti di varietà precoci dove scavano delle gallerie inizialmente sottoepidermiche per poi approfondirsi nella polpa fino al nocciolo.

Nei mesi estivi si susseguono poi altre due generazioni; le larve di terza generazione si riparano nei ricoveri sottocorticali per lo svernamento.

Danni

I danni su germogli e frutti sono del tutto simili a quelli causati da Cidia molesta; per distinguere i due attacchi è necessario ricorrere all'osservazione delle larve.

 

Possibilità di controllo

Per quanto concerne la lotta di tipo chimico, i principi attivi impiegati per la difesa contro la Cidia, sono efficaci anche nei confronti di questo fitofago. La soglia di intervento individuata per Anarsia è generalmente di 7 adulti/trappola settimana. In caso di frutteti con gravi danni da Anarsia nell'annata precedente, gli insetticidi applicati contro le larve svernanti in fase di bottoni rosa possono evidenziare una buona efficacia.

Anche per l'Anarsia è possibile ricorre alla tecnica della confusione e del disorientamento sessuale, che tuttavia per questa specie non sempre dà risultati significativi come per la Cidia.

 

 

CARPOCAPSA DEL MELO( Cydia pomonella Linneo)

Descrizione

La carpocapsa è un lepidottero tortricide originario dei Paesi del Mediterraneo, presente da tempo in Europa e diffuso ormai in tutto il mondo. E' una specie strettamente carpofaga e gli ospiti primari sono melo, pero e cotogno; noce, albicocco, susino e pesco sono ospiti secondari, raramente può attaccare sorbo, nespolo, kaki, arancio, melograno, melone e castagno.

Ciclo biologico

Nei nostri ambienti l'insetto compie generalmente 2-3 generazioni all'anno e sverna allo stadio di larva matura all'interno di un bozzolo tessuto nel tronco o nel terreno. L'incrisalidamento ha luogo in marzo-aprile con una temperatura media di 10°C; il picco di incrisalidamento si verifica in corrispondenza dell'inizio fioritura del melo. I primi adulti compaiono tra la metà di aprile e i primi giorni di maggio a seconda delle condizioni ambientali; volo e ovideposizione avvengono dopo il crepuscolo in condizioni di temperatura superiore ai 15-16°C. Le uova vengono deposte singolarmente su frutti e foglie; dopo un periodo di incubazione di 5-14 giorni, fuoriescono le larve che trascorrono un paio di giorni su foglie e rametti prima di penetrare nei frutti. Appena penetrate, chiudono l'ingresso con la rosura ed effettuano la prima muta; successivamente le larve penetrano nel frutto e si dirigono verso i semi che costituiscono il loro principale alimento. Dopo 22-45 giorni di sviluppo larvale, raggiunta la maturità, le larve fuoriescono dai frutti e vanno ad incrisalidarsi sotto la corteccia o in altri ripari.

Il secondo volo degli adulti si protrae da fine giugno ad agosto mentre il terzo inizia generalmente verso la metà di agosto. L'ultima generazione di larve completa lo sviluppo nei frutti in maturazione per poi entrare in diapausa

Danni

I danni a carico della vegetazione sono irrilevanti mentre quelli sui frutti sono molto gravi. Gli attacchi del fitofago su melo e pero, se non controllati tempestivamente, provocano gravi lesioni dei frutti che, in molti casi, cadono al suolo. Un forte deprezzamento è determinato anche sui frutti che presentano tracce cicatrizzate di attacchi iniziali bloccati dal trattamento insetticida.

Possibilità di controllo

Gli interventi di difesa mirano soprattutto al più elevato contenimento possibile della prima generazione. Dalla prima alla seconda generazione, infatti, la popolazione può subire un incremento molto significativo; per questo motivo la soglia di intervento individuata per la carpocapsa è molto bassa (2 adulti/trappola settimana oppure 1% di frutti colpiti).

Gli insetticidi utilizzati appartengono a diverse categorie: IGR, fosforganici, neonicotinoidi e di origine naturale (Spinosad, virus della granulosi, Bacillus thuringiensis ) e vanno impiegati in maniera appropriata tenendo presente le caratteristiche del prodotto (azione, persistenza, ecc.) e il ciclo di sviluppo dell'insetto.

In molti aerali di coltivazione negli ultimi anni si sono diffuse le pratiche della confusione sessuale e del disorientamento; in zone caratterizzate da un lungo periodo di volo dell'insetto e da popolazioni elevate, questa pratica deve essere integrata nel corso della stagione con trattamenti specifici.

 

BOLLA DEL PESCO (Taphrina deformans)

Descrizione

La Bolla del pesco è una malattia fungina provocata da un Ascomicete (Taphrina deformans) che, in determinate condizioni, può causare defogliazione precoce e gravi perdite su quasi tutte le cultivar di pesche e nettarine.

Anche se il fungo patogeno è praticamente sempre presente nei pescheti, in alcuni anni, per effetto di particolari condizioni meteorologiche, la malattia può causare danni limitati od insignificanti.

Ciclo biologico

Il patogeno sverna come spora, protetto tra le fessure della corteccia e le perule delle gemme. All'inizio della primavera, alla rottura delle gemme, inizia la fase di recettività della pianta. Per la germinazione delle spore e la penetrazione del fungo nelle foglioline è necessario un periodo di bagnatura fogliare prolungato (almeno 12-15 ore) e temperature medie giornaliere superiori a 8°C; infezioni limitate avvengono anche a 4-5°C.

Queste infezioni primarie sono le più dannose, in quanto possono infettare tutto l'apice del germoglio e quindi tutte le foglie che da esso derivano. Dopo la caduta dei petali, con l'inizio dell'accrescimento del germoglio, la sensibilità all'infezione diminuisce, perché le giovani foglie, più suscettibili all'infezione, sono più lontane dal punto dove si trova l'inoculo, e perché col proseguire della stagione le condizioni ambientali diventano sfavorevoli alla malattia. Infatti, all'aumentare della temperatura, occorrono bagnature fogliari più prolungate (50 ore e oltre) per dare origine a infezioni secondarie. Infine, le foglie completamente distese sono resistenti alla penetrazione del fungo.

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Sopra i 18°C il fungo non si sviluppa e rimane latente sulla pianta per tutta la stagione, sino al ripresentarsi delle condizioni favorevoli alla primavera successiva.

L'incidenza dell'infezione è maggiore quando la pioggia dilava le spore svernanti nelle gemme e le temperature si mantengono basse, prolungando il periodo di esposizione delle giovani foglie emergenti al patogeno. Se alla schiusura delle gemme le temperature sono più elevate, lo sviluppo fogliare è rapido, e le infezioni si instaurano difficilmente, anche in presenza di piogge primaverili.

Danni

La Bolla del pesco attacca soprattutto le foglie, ma può colpire anche fiori, frutti, germogli e rametti.

Le foglie presentano bollosità inizialmente localizzate che poi aumentano di volume e tendono a confluire; successivamente le foglie imbruniscono, appassiscono e cadono dalla pianta. Le gravi deformazioni fogliari inoltre riducono fortemente la capacità fotosintetica, con conseguente indebolimento della pianta che si può ripercuotere anche negli anni successivi. Le foglie malate sono inoltre più sensibili agli attacchi dell'oidio e agli afidi.

L'attacco sui frutti si verifica meno frequentemente: una superficie più o meno vasta dell'epidermide appare deformata con escrescenze di colore rossastro. Nel caso di attacchi precoci, subito dopo l'allegagione, il frutticino si atrofizza e cade.

Sui fiori la bolla provoca delle vistose deformazioni con successivo aborto, mentre sui germogli causa gravi malformazioni strutturali. Possono essere attaccati, sia pure sporadicamente, i rametti ancora verdi e poco lignificati: essi crescono irregolarmente, con internodi raccorciati e con tumoretti allungati a forma di creste.

Possibilità di controllo

La difesa contro questa malattia è mirata all'eliminazione delle forme svernanti. La lotta è quindi di tipo preventivo e generalmente prevede due trattamenti, il primo da effettuarsi dopo la caduta delle foglie e il secondo a fine inverno, appena la temperatura tende ad alzarsi.

In impianti colpiti in forma grave l'anno precedente o nel caso di cultivar particolarmente sensibili, possono essere necessari ulteriori interventi in epoca primaverile, nelle fasi di bottone rosa, scamiciatura e di accrescimento dei frutticini.

 

TICCHIOLATURA DEL MELO (Venturia inaequalis (Cooke) Winter)

Descrizione

La Ticchiolatura rappresenta la più grave e diffusa avversità crittogamica del melo; in annate a forte pressione della malattia si può arrivare ad avere compromessa l'intera raccolta. Sensibilità varietale e condizioni climatiche sono i principali fattori da cui dipende l'incidenza e la gravità degli attacchi.

Il fungo responsabile della ticchiolatura, un Ascomicete, vive esclusivamente allo stato parassitario e compie il suo ciclo di sviluppo alternando una forma sessuata (Venturia inaequalis) ad una asessuata (Spilocea pomi). La prima si differenzia all'interno dei tessuti dell'ospite quando le condizioni ambientali diventano sfavorevoli e consente al patogeno di perpetuarsi durante i mesi invernali. La fase asessuata o stadio conidico, compare in primavera e ad essa è legata la diffusione del fungo nell'ambiente.

Ciclo biologico

Le infezioni primarie prendono avvio in primavera all'inizio della ripresa vegetativa dalle ascospore che si liberano dai residui di foglie e frutti infetti caduti al suolo durante l'autunno e l'inverno. Dopo un evento piovoso le ascospore fuoriescono dagli aschi e vengono trasportate da schizzi di pioggia e vento sui tessuti verdi suscettibili della pianta. In condizioni climatiche favorevoli, le spore iniziano a germinare penetrando negli spazi sottocuticolari di foglie e frutti dando origine, dopo un periodo di incubazione variabile in funzione della temperatura, ai primi sintomi che si manifestano con la formazione di macchie bruno-olivastre sulle foglie e sui frutti.

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In seguito il patogeno fuoriesce e forma i conidi che, diffondendosi nel frutteto, daranno origine alle infezioni secondarie. In autunno le foglie e i frutti infetti caduti a terra, rappresentano l'idoneo substrato per la formazione degli pseudoteci; queste strutture, all'interno delle quali avviene la formazione degli aschi e quindi delle ascospore, rappresentano l'inoculo per le infezioni primarie nell'anno successivo.

In alcuni casi la conservazione del fungo da un anno all'altro può avvenire nei rami e nelle gemme sotto forma di micelio ibernante.

Danni

La ridotta attività fotosintetizzante delle foglie provoca un generale indebolimento della pianta.

Attacchi sui frutti giovani provocano malformazioni e, in molti casi, cascola precoce mentre le infezioni tardive possono essere difficilmente rilevabili al momento della raccolta ma manifestarsi poi durante la conservazione (ticchiolatura di magazzino).

I frutti colpiti risultano comunque deprezzati commercialmente.

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L'attacco su fiori e rametti è generalmente poco frequente e si manifesta sotto forma di lesioni brunastre dei petali e dei tessuti allo stato erbaceo; se l'attacco a foglie e rametti è particolarmente grave, si possono avere delle ripercussioni produttive anche negli anni successivi.

Possibilità di controllo

Le strategie di difesa contro questa patologia individuano nella fase iniziale di infezione ascosporica, il momento chiave per un corretto posizionamento degli interventi chimici; per stabilire l'inizio e la fine di questa fase sono attualmente diffusi diversi modelli in grado di simulare la dinamica di emissione delle ascospore sulla base di parametri climatici.

I trattamenti, effettuati con prodotti di copertura nelle fasi di pre-fioritura e con prodotti sistemici nei periodi successivi, si interrompono dopo la fase di "frutto noce" oltre la quale i frutti non sono più suscettibili alle infezioni primarie. Nella fase di ingrossamento dei frutti i trattamenti vanno eseguiti solo nel caso di persistenza della malattia in campo.