Sharka delle drupacee (PPV)


L’infezione di Sharka nella nostra provincia pare ormai inarrestabile.

Anche quest’anno la nostra attività ha ritrovato numerose piante infette da questo pericoloso virus.
Nonostante gli sforzi degli agricoltori e della Regione per cercare di contrastare l’espansione del virus l’epidemia risulta sempre difficile da contenere e pressoché impossibile da eradicare.

Le ragioni di tali difficoltà sono di ordine diverso, non ultime quelle puramente tecniche legate

- alla facilità di diffusione in campo della malattia e
- alla difficoltà talvolta di evidenziare i sintomi o di associarli all’agente patogeno.

sharka

Il virus della Sharka è trasmesso in campo da numerose specie di Afidi, alcune delle quali non strettamente legate al pesco.

La diffusione avviene al momento della puntura dell’insetto su una pianta malata. Basta una semplice puntura di assaggio perché gli stiletti boccali del vettore si “sporchino” del virus e lo possano trasmettere per alcune ore successive tutte le volte che l’afide punge una nuova foglia per mangiare o semplicemente per assaggiarne la linfa.

Una volta inoculato nella pianta il virus inizia a replicarsi e a diffondersi sistematicamente in tutta la chioma.

Il punto di infezione e i succhioni rappresentano i punti spia, dove i sintomi iniziano a comparire dopo qualche tempo dall’inoculazione. L’espressione delle alterazioni causate dal virus non sono purtroppo facili da identificare alcune volte, perché legate all’andamento climatico o confondibili con i sintomi di altri virus meno pericolosi che in caso di infezioni miste possono mascherare la presenza della ben più pericolosa Sharka.

Contro questo virus non esistono purtroppo sistemi di controllo efficaci se non l’estirpo delle piante infette. L’obbligo di eliminare i soggetti malati, sancito per legge dal DM 29/11/1996, è sempre stato effettuato dagli agricoltori bresciani, che coscientemente hanno creduto nella possibilità di controllo della diffusione della malattia.

Tale situazione ha peraltro causato notevoli danni economici a diverse delle aziende colpite, alcune delle quali si sono viste costrette a rinunciare ad una parte significativa dei loro impianti.
La lotta agli afidi vettori è un elemento sicuramente importante, ma vista la facilità di diffondere la malattia anche i trattamenti insetticidi non risultano risolutivi nel contenere l’infezione.
Risulta invece estremamente importante utilizzare materiale non infetto per i nuovi impianti e per le sostituzioni.

Nei comuni di Brescia, Concesio, Collebeato, Villa Carcina e Calcinato la Regione Lombardia ha sancito l’obbligo di ricorrere a materiale certificato virus esente (VE) o con altra dichiarazione simile (es. Bollino Blu della Emilia Romagna).

Benché nessuno possa garantire al cento per cento la sanità del materiale venduto, sicuramente queste certificazioni garantiscono sicuramente una sicurezza maggiore rispetto a piante delle quali il produttore non sia in grado di dimostrare la provenienza o la sanità.
Oltre ai comuni dove vige l’obbligo di impiantare materiale VE o di pari qualità, è comunque vivamente consigliato a tutti di ricorrere a piante certificate per i nuovi impianti e per le sostituzioni di piante estirpate.

Si ricorda che le piante vendute devono possedere almeno il “passaporto delle piante”, dichiarazione diversa e meno significativa rispetto a quelle precedentemente citate, ma comunque obbligatoria per legge.